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    Cinque Gin italiani per celebrare la Giornata Internazionale del Gin

    venerdì, 05 giugno 2026 Francesca Negri, venerdì, 05 giugno 2026 (0 minuti di lettura)

    Pochi lo sanno, ma le origini del gin non affondano in Olanda o in Inghilterra: la sua storia inizia in Italia. Le prime tracce documentate risalgono infatti alla Scuola Medica Salernitana, nell'XI secolo, uno dei più autorevoli centri di sapere dell'Europa medievale. Qui veniva distillato alcol arricchito con bacche di ginepro per finalità terapeutiche. Il ginepro era apprezzato per le sue proprietà benefiche - digestive, antisettiche, toniche - e rappresentava un ingrediente fondamentale nella preparazione di rimedi officinali destinati alla cura del corpo.

    Da queste radici italiane, la pratica della distillazione si diffonde progressivamente nel resto d'Europa, evolvendosi nel tempo. E' nei Paesi Bassi del Seicento che il distillato assume una forma più riconoscibile, anche grazie agli studi medici dell'epoca, ma è in Inghilterra che il gin conosce una trasformazione decisiva. Qui perde la sua funzione terapeutica e diventa una bevanda popolare, accessibile e largamente diffusa, fino a segnare un'intera epoca con il fenomeno della "Gin Craze".

    Il gin moderno tra artigianalità e sostenibilità

    Se la storia del gin è fatta di continue trasformazioni, il presente non è da meno. Negli ultimi anni questo distillato ha vissuto una vera e propria rinascita globale, diventando uno edi simboli più evidenti della nuova cultura della miscelazione. Oggi il gin non è più soltanto un distillato aromatizzato al ginepro, ma un mezzo espressivo capace di raccontare territori, materie prime e visioni produttive.

    A emergere è soprattutto un approccio artigianale, sempre più attento alla qualità degli ingredienti e alla precisione delle tecniche di distillazione. Anche l'aspetto visivo e narrativo ha assunto un ruolo centrale: le bottiglie si presentano con un'estetica curata e coerente, pensata per comunicare un'identità ancora prima dell'assaggio.

    Parallelamente, si assiste a una ricerca stilistica più raffinata. I profili aromatici diventano più eleganti e bilanciati, con un ginepro che dialoga con le altre botaniche senza sovrastarle. Il risultato è un distillato sempre più versatile, capace non solo di brillare nella miscelazione, ma anche di offrire esperienze di degustazione pura, dove emergono complessità e profondità.

    Accanto all'artigianalità, un altro elemento chiave del gin contemporaneo è la sostenibilità. Sempre più produttori adottano filiere corte, utilizzano botaniche locali e scelgono soluzioni di packaging responsabili. Non si tratta soltanto di una scelta etica, ma di un vero e proprio tratto identitario, che contribuisce a definire lo stile e il posizionamento di ogni etichetta.

    Gin italiano: una questione di territorio

    In questo contesto, l'Italia sta conquistando un ruolo sempre più rilevante. Non solo per una suggestiva rivendicazione delle origini, ma per una concreta capacità di interpretare il gin in chiave contemporanea. La produzione italiana si distingue per un forte legame con il territorio: agrumi mediterranei, erbe alpine e spezie spontanee entrano nelle ricette e ne definiscono il carattere, trasformando ogni bottiglia in una sintesi culturale e geografica.

    Per celebrare la Giornata Internazionale del Gin - che si tiene ogni anno il secondo sabato di giugno e rende omaggio a questo distillato così sfaccettato - noi di Proposta Vini abbiamo selezionato cinque etichette italiane capace di raccontarne al meglio storia, tradizione e innovazione.

    DORAGROSSA - PIEMONTE

    Gin Mediterraneo al Bergamotto

    Doragrossa interpreta il gin attraverso una lente gastronomica, e il Gin Mediterraneo al Bergamotto ne è un esempio evidente. Il bergamotto è protagonista assoluto, con il suo profilo aromatico intenso, tra dolcezza e amaro, che si intreccia con il ginepro. A supporto emergono altre note agruate e leggere sfumature floreali, che rendono il sorso fresco e dinamico. Il finale è lungo e luminoso, con una piacevole sensazione amaricante che invita al secondo assaggio.

    SERI PERVAS - FRIULI VENEZIA GIULIA

    Dry Gin

    Seri Pervas propone un gin essenziale, quasi minimalista nella sua costruzione aromatica. Il Dry Gin punta su un ginepro deciso e balsamico, sostenuto da poche botaniche selezioante che ne amplificano il carattere senza sovraccaricarlo. Si percepiscono note resinose e leggermente pepate, con un sottofondo erbaceo che richiama il paesaggio del Friuli. Il finale è secco, netto, con una persistenza pulita che lo rende particolarmente adatto alla miscelazione classica.

    GINLAB - TOSCANA

    London Dry Gin Botanical Peter In Florence

    Ginlab, attraverso la micro-distilleria fiorentina Peter in Florence, propone un gin profondamento legato alla città e al suo simbolo botanico: l'iris. Il London Dry Gin Botanical, è costruito su una ricetta ricca e stratificata, con circa 14 botaniche tra cui ginepro toscano, iris fiorentino (radice e fiore), scorza fresca di bergamotto, limone essiccato, bacche di rosa, lavanda e rosmarino. Il profilo è fortemente floreale, ma sostenuto da una base agrumata vivace e da una componente erbacea che richiama il paesaggio toscano. Al palato è secco ma avvolgente, con una complessità aromatica che evolve dal floreale al balsamico.

    TOSCANA - VISIONAIR

    Old Tom Visionair Gin

    Visionair Gin nasce in Toscana con un progetto che mette al centro sostenibilità e biodiversità. L'Old Tom Visionair Gin si distingue per una costruzione aromatica delicata e floreale: il ginepro è accompagnato da camomilla, lavanda e fiori d'acacia, che donano morbidezza e una sensazione quasi mielata. Le note agrumate portano freschezza, mentre leggere spezie chiudono il profilo con eleganza. Il risultato è un gin rotondo, avvolgente, in cui le botaniche floreali giocano un ruolo centrale e distintivo.

    NEPETA - SICILIA

    Noto Dry Gin

    Nepeta affonda le radici nel territorio di Noto, e il suo Noto Dry Gin è una vera espressione della macchia mediterranea. Tra le botaniche spicca la nepeta, una pianta aromatica locale, accompagnata da timo, salvia e erbe spontanee. Il ginepro si intreccia con queste note erbacee e balsamiche, creando un profilo complesso e identitario. Il sorso è intenso, con una chiusura lunga e leggermente amaricante che richiama il paesaggio arido e profumato del Sud.

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