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    Le espressioni di Vermouth di Doragrossa

    venerdì, 25 settembre 2026 Francesca Negri, venerdì, 25 settembre 2026 (0 minuti di lettura)

    Il vermouth nasce da una pratica molto antica: quella di aromatizzare il vino con erbe, spezie, radici e cortecce. Già nel mondo greco e romano esistevano preparazioni a base di vino e botaniche utilizzate soprattutto per le loro proprietà medicinali e digestive. Tra queste compariva anche l’assenzio, il wermut tedesco da cui deriva il nome vermouth. Una tradizione che attraversa i secoli e prosegue nel Rinascimento italiano, quando iniziano a comparire ricette documentate di vini speziati e amaricanti.

    Col tempo, oltre a prodotto di recupero, a salvare un vino che sarebbe andato perso, il vermouth diventa una bevanda alla moda. È soprattutto in Piemonte che trova la sua forma moderna. (qui ho tolto una frase). Torino, una delle capitali europee dell’epoca, diventa il centro di questa nuova cultura del bere. Tra Ottocento e primo Novecento il vermouth conquista l’Europa e le Americhe, affermandosi come aperitivo di moda e, contemporaneamente, come uno degli ingredienti fondamentali della nascente cultura del bere miscelato.

    Oggi questa tradizione è tutelata dal Vermouth di Torino I.G., riconosciuto nel 2017 e prodotto in Piemonte a partire da vino italiano, con l’assenzio tra le botaniche che ne definiscono l’identità. Una storia che Doragrossa interpreta attraverso diverse espressioni, nelle quali vino, erbe, radici, spezie e agrumi costruiscono profili aromatici profondamente differenti.

    Doragrossa, la tradizione liquoristica torinese

    Doragrossa nasce come omaggio alla grande tradizione liquoristica di Torino e a un’epoca in cui l’abilità piemontese nel “condurre l’alambicco” era conosciuta in tutta Europa. Il nome richiama l’antica Contrada di Dora Grossa, oggi Via Garibaldi, una delle arterie principali della Torino storica. È in questa città che, a partire dal XVIII secolo, la produzione di liquori si sviluppa grazie all’incontro tra vini, botaniche e tecniche artigianali, dando vita a una vera e propria scuola piemontese.

    Doragrossa recupera questo patrimonio attraverso materie prime e metodi legati alla tradizione, interpretandoli con sensibilità contemporanea. Al centro rimane il rapporto tra il vino e un mosaico di botaniche: assenzio, radici amare, agrumi, spezie, erbe e fiori si combinano in ricette diverse, dal Vermouth Rosso di impronta più classica alle espressioni Vermouth di Torino Superiore, fino alle interpretazioni che mettono al centro due grandi vini piemontesi come Barolo e Barbaresco.

    Vermouth Rosso: l'equilibrio tra agrumi, spezie e note amare

    Il Vermouth Rosso Doragrossa guarda alle più antiche ricette piemontesi e ne recupera il caratteristico gioco tra componente amaricante, spezie e dolcezza.

    Al naso emergono eleganti note di assenzio e agrumi, mentre il profilo aromatico si apre progressivamente verso zenzero, cannella, angelica e arancia. Il cuore della ricetta è decisamente amaricante, con camomilla, genziana, rabarbaro e china, ma sul finale arrivano le note più morbide di vaniglia e zucchero a riequilibrare il sorso.

    Il risultato è un vermouth intenso ma armonico, nel quale la componente amara rimane protagonista senza prevalere sulla freschezza degli agrumi e sulla dolcezza finale.

    Da bere fresco anche da solo, può accompagnare acciughe al verde, vitello tonnato e formaggi di media stagionatura. Più insolito l’abbinamento con cioccolato fondente allo zenzero e scorza d’arancia, capace di richiamare contemporaneamente le componenti amare, speziate e agrumate del vermouth. Il suo profilo classico lo rende naturalmente adatto anche alla miscelazione, dall’Americano al Negroni.

    Vermouth di Torino Superiore Rosso: complessità e profondità

    Nel Vermouth di Torino Superiore Rosso il vino acquista maggiore centralità e il profilo aromatico diventa più articolato. Al naso assenzio e componente vinosa incontrano un ampio ventaglio di spezie, tra le quali emerge soprattutto il cacao.

    Al palato la trama amaricante di china, rabarbaro, genziana e cacao si intreccia alla freschezza della buccia d’arancia. Coriandolo e cannella portano sfumature speziate, mentre maggiorana, salvia e menta aggiungono un registro più fresco ed erbaceo. Il finale è lungo e giocato su un equilibrio dolce-amaro che richiama lo stile dei Vermouth di Torino di un tempo: un’espressione complessa, stratificata e persistente.

    A tavola può accompagnare terrine di carne, paté, formaggi erborinati e preparazioni a base di frattaglie. Più particolare l’abbinamento con anatra arrosto all’arancia, dove la ricchezza della carne trova contrasto nella componente amara, mentre agrumi e spezie creano continuità aromatica con il piatto. Interessante anche con un piccolo assaggio di gianduia fondente, capace di dialogare con le note di cacao, spezie ed erbe amare.

    Vermouth di Torino Rosso Superiore Barolo: il carattere vinoso del Nebbiolo

    Con il Vermouth di Torino Superiore Rosso Barolo cambia il punto di equilibrio: il vino diventa protagonista e le botaniche ne accompagnano il carattere senza nasconderlo.

    La ricetta nasce dall’incontro tra Nebbiolo d’Alba DOC e Barolo DOCG e un mosaico di aromi. Al naso le note floreali e calde del Nebbiolo e del Barolo si intrecciano a sfumature agrumate e balsamiche, costruendo un profilo fine, complesso ed elegante.

    Una volta nel bicchiere continua a evolvere, lasciando emergere progressivamente la componente vinosa e quella botanica. La struttura del Nebbiolo incontra le sfumature amaricanti di assenzio, china e genziana, mentre arancia e angelica portano freschezza e slancio. Ne nasce un vermouth equilibrato e profondo, nel quale la ricchezza aromatica si sviluppa con gradualità.

    La componente vinosa permette di spingersi verso abbinamenti più strutturati, come brasati, selvaggina e formaggi piemontesi stagionati. Interessante anche con un risotto al Castelmagno e nocciole, dove sapidità, cremosità e tostatura incontrano la profondità del Barolo e la trama amaricante delle botaniche. Sul finale del pasto può accompagnare un bonet piemontese, giocando sul contrasto tra il carattere vinoso del vermouth e le note di cacao e amaretti del dessert.

    Vermouth di Torino Superiore Rosso Barbaresco: fiori, frutta e spezie dolci

    Il Vermouth di Torino Superiore Rosso Barbaresco mostra invece il volto più floreale e armonioso della gamma. Nasce da un cuore di Nebbiolo d’Alba DOC e Barbaresco DOCG, intorno al quale si sviluppa un profilo aromatico ampio, che spazia dai fiori alla frutta fino alle spezie.

    Violetta, rosa canina e fiori di campo aprono il bouquet, seguiti da agrumi, mela, amarena e pesca, sia fresca sia essiccata. A queste note si sovrappone la componente calda e avvolgente delle spezie dolci, con la vaniglia in evidenza, mentre erbe amaricanti e balsamiche portano profondità e freschezza. Il risultato è un vermouth gentile, morbido e persistente, nel quale la ricchezza aromatica del Barbaresco e delle botaniche si sviluppa senza perdere equilibrio.

    A tavola può accompagnare tajarin al ragù, faraona arrosto e formaggi di lunga stagionatura. Più particolare l’abbinamento con foie gras accompagnato da una composta di agrumi amari, dove la morbidezza del vermouth incontra la componente grassa del piatto, mentre agrumi ed erbe amaricanti ne alleggeriscono la persistenza. Sul fronte dolce, l’incontro può essere con pere speziate, nocciole e cioccolato, capace di richiamare frutta, vaniglia e spezie senza coprire la componente floreale del vermouth.

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